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Distorsione alla caviglia, chi non la conosce?

La distorsione alla caviglia è uno dei traumi muscoloscheletrici dell’arto inferiore più frequentemente riferiti al medico curante, tanto che in Italia si stimano fino a 5.000 distorsioni di caviglia al giorno. Come è possibile immaginare, gli sportivi sono la categoria più a rischio, in virtù degli sforzi ripetuti in fase di allenamento o durante le gare. E’ stato infatti dimostrato che l’incidenza di questo trauma colpisce il 56% dei giocatori di pallavolo e, con minime variazioni percentuali, altrettanti giocatori di basket, di calcio e i corridori. Nella maggioranza dei casi il movimento che genera la lesione avviene in inversione, ovvero attraverso un brusco movimento che porta l’articolazione tibio-tarsica a sbilanciarsi verso l’esterno, e la pianta del piede a rivolgersi verso l’interno. In questo caso ad essere danneggiato è il complesso legamentoso laterale, mentre nei rari casi di distorsione di caviglia in eversione, ovvero con il movimento opposto, spesso la lesione è più grave e necessita l’intervento chirurgico. I segni clinici più comunemente riferiti sono il gonfiore, la limitata mobilità articolare e il dolore, acuto al momento del trauma e persistente nelle settimane a seguire, anche solo durante attività di impegno moderato come una semplice camminata. Nonostante una distorsione di caviglia di grado lieve si risolva in 7-14 giorni, molti atleti continuano a lamentare dolore e limitazione funzionale per oltre un anno dopo l’infortunio. In letteratura è stato dimostrato che esistono alcune condizioni che predispongono la distorsione di caviglia, tra queste la debolezza dei muscoli peronieri (margine esterno della gamba) che al momento della lesione non si contrarrebbero in maniera sufficientemente rapida a stabilizzare la caviglia e a bloccare quindi l’inversione del piede. Qualora non ci sia una lesione tale da richiedere l’intervento chirurgico, la terapia RICE (Riposo, Ghiaccio, Compressione ed Elevazione) associata ad una rapida mobilizzazione del piede, è stata ampiamente riconosciuta come trattamento standard per risolvere dolore, edema e permettere al paziente di caricare il peso sull’arto in breve tempo. Un rapido recupero della funzionalità, oltre che giovare da un punto di vista sia economico sia psicologico allo sportivo, sembra aumentare anche la velocità e la qualità della guarigione a livello legamentoso. Perché tale recupero sia ottimale, è consigliabile associare alla terapia riabilitativa il trattamento manipolativo osteopatico, che recenti studi scientifici hanno dimostrato essere efficace sia in fase acuta che cronica. Nelle primissime fasi l’osteopata può aiutare da un lato il drenaggio dell’edema, formatosi in seguito al trauma, e dall’altro aumentare l’apporto di ossigeno e nutrienti ai tessuti danneggiati. Una riduzione più rapida del gonfiore a livello articolare porta a una diminuzione della compressione e quindi del dolore, consentendo successivamente di mobilizzare tutte le articolazioni che risultano interessate a livello del piede, della caviglia e del ginocchio. Per quanto riguarda invece le distorsioni croniche, l’osteopata non solo è in grado di migliorare la componente articolare del piede, ma anche di correggere gli adattamenti che si possono essere instaurati a livello degli arti inferiori e della bilancia lombo-pelvica, riconducibili al trauma in sé, ma anche all’equilibrio posturale del paziente prima della distorsione. In ambito sportivo l’obiettivo del trattamento, in questo come in altri casi, è infatti il recupero funzionale, il miglioramento delle capacità adattative del paziente e di conseguenza un aumento delle prestazioni atletiche.

Testo di Stefano Uberti e Silvia Ratti, fotografie di Ivan Scotti

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